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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Marco Bellentani
lunedì, 16 giugno 2008
Fly - Beyond the gates of space and time
Another universe is mine
And I can't wait until tomorrow
Ride - There's a call from deep within
No I won't return again
`Cause I will dive into the black hole


Volo- Oltre i cancelli dello spazio e del tempo
un altro universo è mio
e non posso aspettare fino a domani
Cavalco - C'è una chiamata nel profondo dentro
e non ritornerò più
perché sprofonderò nel buco nero.

[Gamma Ray - Canzone: Beyond The Black Hole ]

La conoscenza, l'impossibilità di considerarsi vivi nel domani,
andare olte, rispondere al proprio pulsante io...gettarsi nell'ignoto.

Questa è la vita, non il trascorrere giorni tutti simili nella tranquillità...
postato da: Magister_Ludi alle ore 14:32 | Permalink | commenti
categoria:philosofem
giovedì, 08 maggio 2008
Dopo un lungo periodo di mancato aggiornamento, torno a scrivere sul blog, promettendo ai miei lettori una più fervida partecipazione.
Il fatto sta che, in questo periodo, ho avuto molto da fare con i miei progetti a cui, a grandi linee, vi voglio mettere al corrente.
E' in fase di correzione finale il mio prossimo romanzo, ambientato in una Toscana devastata dalle radiazioni atomiche e dall'inquinamento. La storia di un omicidio, della fuga nei paesaggi apocalittici del protagonista, proteso tra questo mondo e un aldilà sotteraneo che assomiglia al nostro corpo e che riecheggia delle nostre fobie. Storia d'amore, di fantascienza, di apocalisse della psiche. Di rinascita, per me come persona che ha affrontato le sue paure, i suoi fantasmi, e per il mondo, destinato ad una rapida distruzione.

Detto questo, le ultime vicende che mi hanno più o meno visto come protagonista, sono state lo sprone per definire altri due brevi romanzi che saranno pronti per l'estate! Si una vera manna creativa.
Dapprima, riscriverò il mio inedito romanzo "Silvia - Ragazza anoressica", la cui filosofia di base sarà sostanzialmente stravolta, a favore di una visione estetica e positiva dell'anoressia! Tutto ciò scatenerà un pò di polemiche, o di critiche, ma il succo centrale rimane la violenza e il disperato bisogno d'amore della ragazza.

Successivamente, come secondo capitolo di questo progetto dedicato a figure femminili, bellissime e malate (come tratte dall'immaginario di Poe), mi vedrà sondare le insospettabili potenzialità della pornografia. Il secondo breve romanzo, infatti, sarà dedicato ad una ragazza bulimica, ma soprattutto alla storia sessuale, perversa e rivelatrice, del protagonista. Non dico di più perché nel corso del romanzo, anche il registro cambierà di colpo e le sorprese saranno molteplici. Quel che posso dire e che l'uso di uno stile apertamente pornografico è del tutto funzionale al senso estetico (vedi il Ballard di Crash, ad esempio). Se visivamente la pornografia può risultare, il più delle volte, squallida o meccanica, poeticamente la si può trasformare in un genere dalle insospettate qualità e dagli insospettabili valori letterari.

Violentando una parte di un mio vecchio scritto, "La via dell'amore", che dunque va in pensione, il terzo capitolo della saga sarà "Monica - Ragazza Drogata", dedicato ad una figura che è ancora vivida nella mia mente: la folle ragazza metallara, bionda e bellissima, conosciuta al liceo, ma presto perduta a causa della sua ribellione già matura (un anno di scuola e radiazione dal liceo). Visioni, sofferenze, demoni e poesie drogate in un vero e proprio tour de force del surrealismo.

Sto decidendo poi, se aggiungere un quarto breve romanzo, dedicato ad una serial killer psicotica.

Infine, ma non ultimo, insieme al mio amico Francesco Bartelloni, sto portando avanti un progetto di animazione assai ambizioso, dedicato a malefici gatti spaziali, nuovi angeli della distruzione, che invaderanno il mondo di qui a poco...per...distruggerlo. Il progetto prevede animazione al cpu, parti filmiche e tanto altro, in una sorta di ibrido che, nella consistenza del suo Pilot, lanceremo in rete quando sarà pronto e cercheremo di vendere per la creazione di una nuova serie totalmente psicopatica! Di più, anche qui, non posso dire...siamo alle basi, ma nessuno di voi potrà dimenticare quei maledetti e malefici gatti spaziali!

A presto.
Marco Bellentani
postato da: Magister_Ludi alle ore 10:15 | Permalink | commenti (3)
categoria:news
giovedì, 13 marzo 2008

Terrificante. Questo il banale aggettivo che balza alla mente se si pensa al gioiello targato da un Balaguerò, spalleggiato dal giovane P.Plaza, in forma strepitosa. Dopo le visioni conturbanti di Nameless e la perfezione teorica del plot di Darkness, il regista spagnolo porta avanti i suoi temi classici (visioni sparate a mille all'ora come frammenti di un puzzle alternativo al film e funzionale allo stato d'inquietudine, tema del male assoluto e relativo, oscurità) raggiungendo pressoché la perfezione. Lo scopo era quello di creare un ambiente di terrore estremo tramite la scelta del digitale e della presa diretta e, dopo la visione, possiamo dire che non solo l'obiettivo è stato centrato, ma anche che il cinema di Balaguerò acquista qualità formale esaustiva e importanza rilevante nell'ambito horror mondiale di tutti i tempi.
A questo punto, è necessario sgombrare il campo da una critica poco profonda e poco conoscitrice del cinema di genere (vedi articoli a dir poco insufficenti apparsi su Repubblica o Liberazione). Il film non deve niente a Blair Witch Project, ma al capolavoro di Deodato, da cui la strega di Blair ha copiato interamente la sceneggiatura e le riprese, Cannibal Holocaust. A differenza del Project americano, il film di Balaguerò, pur cogliendo gli spunti della presa in diretta, del giornalismo a tutti i costi, dei primi piano disperati, segue una trama e uno sviluppo del tutto proprio, senza cadere nei plagi di Witch Project. A questo, Balaguerò aggiunge un ritmo da film d'azione assolutamente spietato, incollandoci, ferocemente alla poltrona della sala oscura.
Sì, perché il terrore di REC, è un terrore totale e particolare, metafisico e fisico, che punta sulla tensione infinita così come sul dettaglio sonoro. E' sconsigliabile andare a vedere questo film se si è impressionabili, visto che esso impressiona anche chi solitamente non lo è. Insomma, REC, da oggi in poi va a contendere la palma di film più terorizzante/ricco di tensione di sempre a mostri sacri (è il caso di dirlo) come L'esorcista e Quella villa accanto al cimitero.

Nel raccontare la storia di una troupe tv che segue le gesta dei pompieri impegnati nella quotidiane chiamate di routine, i protagonisti, richiusi in quarantena all'interno di un palazzo da incubo, vengono, dopo le schermaglie iniziali, letteralmente ricoperti di orrore, senso di debolezza e inferiorità, disperazione, azione sconvolgente e violenza soprannaturale. E così lo spettatore che, nell'ultima ora del film, non avrà il tempo di respirare, di prendere pausa, di smaltire lo spavento a causa di una unica scena di paura totale che si protrae quasi all'infinito.
Uscendo dal cinema, dopo la visione di REC, si respira un senso di delirio, si scorge l'ovatta delle giornate comuni, si assapora il gusto della paura in forma di adrenalina galoppante.
Un capolavoro di regia, di sceneggiatura, di tensione praticamente impareggiabile che non solo cancella il passo falso di Fragile, ma impone questo film tra i più spaventosi e meglio realizzati di sempre.
Voto: 110/100.
Guarda il trailer italiano:
postato da: Magister_Ludi alle ore 15:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni cinematografiche
lunedì, 03 marzo 2008
4° Thriller intimista di Allen.
La moda Match Point ha raccolto talmente tanti fans dell'ultimora da risultare stucchevole. Come tutte le mode, tipiche della Bay Area e non della New York che Allen non racconta più, preferendo lande provinciali o esterni bucolico-marittimi.


La maggior parte dei nuovi fans stronca Sogni...e elogia Match Point, cadendo nella trappola dell'Hot Dog alla MacDonald che ti piace, ingrassa e non sai con che steroidi viene prodotto. Lo steroide imbattibile, imprescindibile da cui sia questo film che Match Point discendono è il vero capolavoro thriller di Allen: Crimini e Misfatti. Se in match point era l'omicidio dell'amante a ricadere dal passato, qui si sviluppa quella parte di Crimini e Misfatti dedicata al senso di colpa. Perciò possiamo dire che il film è più profondo, curato nell'introspezione e nella caduta alla Raskolnikov piuttosto che nella casualità affascinante del precedente film.Dunque, meno spettacolo, meno fascinosità e dunque maggior bruttezza?

No, diffidate dagli Hot Dog, riguardatevi Crimini e Misfatti e giudicate buoni sia Match che Sogni, figli di quel Dio di Crimini e Misfatti, non presente ma con un occhio cieco che, tuttavia, costringe al rosico gran parte dell'umanità.
Il rovello del pentito e la determinazione dell'arrivista sono da antologia, così come, più defilata, la figura del trionfante Zio dei due fratelli squattrinati, ma attratti dagli Hot Dog borghesi del possesso.
Bravo Allen, ma ora qualcosa di nuovo eh???
postato da: Magister_Ludi alle ore 00:50 | Permalink | commenti
categoria:recensioni cinematografiche
sabato, 19 gennaio 2008

Troia Sturdust

Una manciata di ore, di giorni
e poi lunghi silenzi
sono bellissima e sola
rovinata, rifiuto, robaccia.

Una Notte a strusciarsi,
a dormire male
ad assaporare l'ignoto
che sa del pene che hai preso in bocca.

Fucking Troia Sturdust.

postato da: Magister_Ludi alle ore 16:44 | Permalink | commenti
categoria:poesie
lunedì, 14 gennaio 2008
Personalmente nutro la più schietta avversione per il musical.
Personalmente nutro la più grande ammirazione per il cinema di Lars Von Trier.

Detto dei due poli da cui parte il mio punto di vista, Dancer in the Dark emoziona come tutto il cinema di Lars, con qualche pausa dovuta ai sogni musicali della sfortunata (manco a dirlo!) protagonista. Bkiork è perfetta nella parte, così come la Bella di Giorno francese nel ruolo di comprimaria. Tutto si muove ad orologeria, e seppur le coreografie stemperino i climax tipici del cinema di Von Trier, quest'ultimo non insiste per la via del musical nel finale, lasciando al canto disperato di Bjork un ruolo letterario, di pura sceneggiatura del dolore.
Vicende e temi sono noti, deve rimaner noto anche il fatto che si tratta, forse, del film più lucido e convincente sulla querelle contro la pena di morte. Nessuno può più aver dubbi sulla sua inopportunità.

Non siamo a Dogville, nemmeno sulle Onde del Destino, ma Dancer in the Dark, seppur musical si dimostra grande film di sentimenti, pensieri e azioni. Da vedere!

postato da: Magister_Ludi alle ore 22:55 | Permalink | commenti
categoria:recensioni cinematografiche
giovedì, 03 gennaio 2008

Il seguente articolo è stato scritto durante il progetto per una rivista enogastronomica e doveva/dovrebbe esserne uno dei punti cardine del primo numero, nella rubrica dedicata all'enogastronomia e territorio. Si è scelto l'insolito esordio con la sconosciuta Molise, vista sotto un punto di vista del tutto originale. Lunghezza limitata, godimento assicurato: se ne consiglia l'intera lettura: rilassatevi, è ora di viaggiare...

Molis/e…
 

di Marco Bellentani

 

Pane che l'uòcchie, casce senz'uòcchie e vine che te caccia l'uòcchie

 

Un vento secco, colmo di frutti sinceri della terra vi accompagna lungo le immense autostrade d’erba, chiamate Tratturi. Nati dall’arte animale, e forgiati da quella umana, i Tratturi sono possenti portali della transumanza che, neanche troppo idealmente, vi consentono di attraversare la stretta regione. Arrivati a Sepino, foss’anche per sbaglio Pietrabbondante, quel vento secco si trasformerà in placido eco della storia, con la costante del rovente sole, tra le macerie dei tuoti Sanniti, dominati dalla lingua Osca con cui già declamavano tragedie e leggi in quei gioielli semicircolari, del tutto ellenici, chiamati teatri. Quando c’è teatro, c’è cività, ci sono ideologie da tramandare, fino all’arrivo del dominante impero romano che impose la propria, trasformando i Sanniti in coloni e forgiando il seme della moderna Molise.

Di questi paesaggi, di questi venti, di questo silenzio, il moderno molisano è consapevole, umile e orgoglioso al contempo, addormentato ad occhi socchiusi dal sole, ma pronto a decantarti la fierezza agricola della terra natia. Andate pure a Campobasso, oppure tra le montagne dell’isernate, fredde d’inverno e verdi d’estate: è li che incontrerete la testardaggine positiva del molisano. Tra le fronde dei paesucci arroccati c’è chi, tenace e creativo, converte il proprio gregge di pecore in sontuose bufale da cui ricava un formaggio che non troverete da nessun’altra parte. Sì i caciocavalli di podolica schiettamente ti deliziano, sì le stracciate, dopo la carne della sera, quasi invitano all’abbuffata, ma “Il Moro” rappresenta uno di quei prodotti rari, unici, sublimi, creato da quel pastore di San Giuliano del Sannio, artefice della fragranza di questo formaggio di bufala, che dopo sette mesi di stagionatura, sprigiona, dal latte crudo, tutto la sua armonia che trasforma il canto di cicale circostante in lodevole fruscio d’erba.

Fuggendo via da questo sogno d’estate, tra il caldo asciutto e la pace riacquistata, i campi fioriscono di podoliche brulicanti, eredi di quella verace razza bovina che rischiò l’estinzione a causa dei contributi della comunità europea e che, grazie alla sua scarsa produzione di latte, ancor oggi, scampato il pericolo della mattanza, rappresenta il carattere dell’agricoltore molisano che smista quei formaggi e quelle carni verso la costa cui, con piglio insolito, vi state idealmente o meno dirigendo, magari con sullo sfondo il tramonto e qualche falò ove nel nero Cuttùro bolle la pietanza per qualche nipote.

 

Giaccio qui

Al tocco delle cicale

Come un monumento sul monte

Silente e sconosciuto

Come la terra del Molise

 

Vi siete perduti, rilassati tra il verde e le vestigia della storia molisana e, ora, dimentichi dello stress di tutti giorni, magari vi aspettate un sussulto, costiero, marino, frizzante. La musica c’è, la notte pure, i giovani molisani sono più baldi di quello che pensavate, ma anche sul mare, una flebo di soave silenziosità premette quell’unplugged totale, dopo undici mesi di corse…

E’ Termoli, seconda città del Molise, il punto di vista insolito di questo viaggio. Spaccata in due dal meridiano del tempo così come dall’imponente fortezza sveva, il porto per le Tremiti, si dimostra ricettivo sia per chi cerca un po’ di divertimento all’eco del non lontano Gargano, sia per chi si vuole cullare tra le placide atmosfere di una vacanza rigenerante.

Ritmi lenti, caldo d’Africa, calette arroventate e un senso generale d’ozio e abbandono, al costante suono delle cicale che ricorda il vostro passaggio nelle campagne. A girar Termoli, s’incontra la voglia di buttarsi in mare ad ogni anfratto, di aspettare il tramonto per veder annegare il sole, nonché i paesani, disponibili, dopo un breve accenno di diffidenza, a raccontarti delle secche dell’adriatico e di pescherecci in odor di leggenda.

Il sole sembra squarciare gli esili legni del Trabucco, ingegnosa palafitta per il passaggio di Pizzuti (i Saraghi di queste parti), e forse è meglio rifugiarsi ancora un po’ tra le fredde celle e le accese parole del macellaio Pilla, un difensore della fede bovina-podolica, appesa al gancio dei Caciocavallo, troneggianti su profumatissimi lombi e fragranti Stracciate (formaggio a pasta molle).

Manca poco alla voglia di svaligiare il locale e star lì fino a sera, quando il richiamo del piccolo, intimo e ortogonale borgo vi trascina fuori, sospinti dalla voglia di assaggiare un po’ di quell’olio molisano, figlio della morchia, che tanto fatica, nonostante la sua bontà, ad essere smerciato localmente. L’esperienza è colma di velluto, tra quel pane che da esimi chef è stato considerato secondo solo a quello d’Altamura: ormai Termoli e i sapori del Molise sono acquisiti, messi in memoria, ma non è ancora giunta l’ora di partire perché, tra quelle viuzze dal soffocante abbraccio, state per scoprire l’esperienza insolita, poco associata all’idea che ci si fa di questa regione: il pesce.

Siete appena arrivati nel cuore dell’antico borgo, la sera è placida e la gente ha voglia di chiacchierare e sorridere vicino all’Osteria dentro le mura, la roccaforte del Signor Antonio, il bardo della cucina passionale, dell’esperienza verace e legata alle radici non solo del posto, ma della stagione, del giorno stesso.

 

Riproporre la cucina di bordo in un ristorante

 

è una di quelle frasi ad effetto che lascia il tempo che trova se non è seguita da vero amore per il proprio lavoro e dalla volontà di ricorrere sempre ed esclusivamente a materie prime appena colte, pescate, a ciò che l’esperienza e la fortuna di una battuta per mari ha fruttato. Antonio fa questo, scende le scale a chiocciola del borgo antico, raggiunge solerte il porto e attende il ritorno dei pescatori col pescato di sempre e qualche sorpresa giornaliera, come una Rana Pescatrice da 9 chili che lesta finirà nella cucina dell’Osteria.

La barca potrà proporvi, fedele a ciò che è arrivato dal porto, U’ Pappone, recupero del pescato esente da lische con razze, polpi, moscardini, cicale, seppie e quant’altro possa ispirare questo piatto che, nel modo in cui l’interpreta, solo Termoli può offrire al vostro palato. Un altro tiro di dadi sulla barca, un’altra prelibatezza come i Pulepe ‘Npregatorie, insieme di  polipetti non puliti, e perciò sublimi, affogati nel coccio colmo di spezie e cura. Un goccio di Molì, un sorso d’Aglianico[1], e una deliziosa zuppetta di cicale vi inebrierà giocando sul contrasto dell’amaro della cicoria con il dolce del pomodorino che, deflagrandosi tra i denti, renderà al palato ormai vinto il colpo di grazia. Scr’pell e altre paste fanno largo alla rivisitazione di un altro piatto tipico di Termoli, con tanto di sagra a luglio, ’U Scescille, piatto poverissimo al colore del sole delle uova, del pane raffermo e della cipolla soffritta, prima che la pioggia di pecorino trionfi nel calderone del sugo che bolle.

 

Il sole caldo è ormai un ricordo, una leggera brezza allieta il ritorno a casa, mentre qualche paesano vi dice che i Scescille che sua nonna gli preparava da bambino sono più poveri e dunque più buoni di quelli della sagra, magari mentre state passando sotto la sinistra statua di S.Basso, lungo la piazza del borgo, dove la vista del porto rimanda ancora ai sogni dei pescatori lontani, nascosti lì, in un lembo di mare nero come la notte. E’ finita…domani, con calma, si ritorna a casa…

 

Le barche del porto urtano la banchigia

Le bandiere in piazza segnano bonaccia

Tutto è un continuo e flebile rumore

un senso gioviale di ozio e abbandono.

L’erba è blu, il mare è verde…

Lo so…sto ancora sognando.

 

Marco Bellentani

 

Direttamente dal cotturo

Pulepe ‘Npregatorie (Polipi in Purgatorio)

Ingredienti (4 persone):

1 Kg di polipetti NON puliti, solo spellati;
½ bicchiere d'olio extravergine d'oliva;
1 cipolla a fette;
peperoncino
acqua;
sale.

Mettere a bollire in una coccio tutti gli ingredienti per 1 h. scarsa, sio a che l'acqua sarà asciugata lasciando un sughetto denso e scuro. Se a questo punto i polipi risultano ancora duri, aggiungere altra acqua e lasciarli cuocere sino a cottura voluta.




[1] Per i vini del Molise Vi rimandiamo alla rubrica Profondo Rosso.

postato da: Magister_Ludi alle ore 16:47 | Permalink | commenti
categoria:articoli riviste
giovedì, 29 novembre 2007
Da oggi tutte le opere, recensione o pensieri che immetterò, che immetto e che ho immesso sono protette dalla licenza Creative Commons, il cui marchio è visibile sulle estremità , altra e bassa del blog. Cliccando sul marchio potrete vedere quali sono le protezioni e le concessioni.
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Buona Lettura e a prestocon cose meno tecniche!



postato da: Magister_Ludi alle ore 13:20 | Permalink | commenti (2)
categoria:
martedì, 06 novembre 2007
Ovviamente il voto al film è dei massimi.
Non si può altresì lasciar sottesi l'incredibile perizia tecnica di Bergman nelle scene subliminali e oniriche, la serie di simboli sovrapposti (tra cui un pene eretto poi ripreso in Fight Club, ma qui con senso ovviamente più germinale), la violenza cinematografica della celluloide sul volto delle bellissime e bravissime protagoniste.



In un trama così, spicciamente detta: Un'attrice, Elizabeth Vogel, decide improvvisamente di non parlare, le viene affidata un'infermiera, Alma, giovane e aperta al mondo e all'esperienze. Le due vengono collocate nella casa al mare della direttrice dell'ospedale. Si instaura un rapporto di amicizia, fiducia, amore...poi, dopo che l'attrice rivela in lettera i segreti dell'infermiera, di odio e contrasto. Nello scontro delle esigenze, dell'essere, delle opposte filosofie di vita la personalità di una si fonde nell'altra, nasce una nuova Persona.

Mi chiedo che senso abbia decidere di non parlare.
Il tuo mutismo, puttana - si proprio questo ho pensato della Vogel durante la visione (come ad anticipare l'aggressività finale di Alma) - non interessa a nessuno, la tua decisione è inutile così come la tua apatia. Questa la prima idea, fino a capire ovviamente che anche parlare può essere ritenuto inutile e, magari, oltremodo teatrale, come se una maschera celasse i veri motivi dell'essere, inesprimibile, nella sua totalità, dal linguaggio. La realtà dei fatti è che la nostra comunicazione è artefatta, allora converrebbe tacere.

Siamo le nostre fantasie? Siamo noi stessi nel linguaggio?

Ma nel silenzio ci perdiamo e ritorniamo alla necessita di, almeno, ascoltare. Ma nell'ascolto non c'è seduzione?
Tutto pulsa e allora tu, Vogel, ti ergi ad essere superiore sbeffeggiando me, Alma? Sì, è così...
Siamo così, siamo profondamente colpa e redenzione, sperimentazione e rifiuto. Siamo quello che abbiamo inventato, istituzionalizzandolo in imprese e statuti che nulla hanno più di umano, che non reggono la forza dell'esigenza che l'ha create.
Siamo l'io, Alma, e il superio Vogel, narcisi e furenti.

Non possiamo prescindere nè dalla parte che comunica con l'esterno , nè dalla parte che tace e irride tutto, offendendo qualsiasi cosa passi sotto setaccio!

postato da: Magister_Ludi alle ore 22:29 | Permalink | commenti (4)
categoria:philosofem
martedì, 09 ottobre 2007

                                                   Il buio nell'Anima                                                                                                                                  
Jordan, a suo modo, ha sempre alternato film stupendi ad altri sinceramente discutibili, quindi, davanti alle nuove uscite dell'artista irlandese non si sa mai come va a finire. Questa volta si pende per la discussione, nonostante l'intensa e sentita prova della Foster, a causa di un soggetto che rifà le veci del celeberrimo "Il giustiziere della Notte" con C.Bronson.
Più introspezione, più sofferenza mostrata e travaglio esistenziale, ma sostanzialmente, giustiziere in gonnella. Fidanzato ucciso---> Pistola comprata ----> Mutamento interiore ----> Giustizia fai da te.
I tempi del western in USA non sono mai finiti, ma l'eroismo senza tempo dei bounty killer, trasforma, nella metropoli moderna, in killer senza meta.
Ora ci sarebbero gli ingredienti per il gran film, ma la sceneggiatura a senso unico evita lo spiccar d'ali tanto atteso, limitando la visione a omicidi, battute pseudo-esistenziali tra polizziotto attratto e carnefice, senza inoltrarsi nel vero punto di non ritorno. O meglio, il punto di non ritorno c'è, nel finale, ma si risolve in una bolla di sapone di quello riciclato dalle soap opera. Sapone nero, senza dubbio, ma sempre sapone.
Insomma, il film si vede e nella sua unitelarità scatenerà diverse polemiche (sponsor fabbriche d'armi? sponsor sedia elettrica? attestato del punto di non ritorno a cui la società malata ci sta menando?), ma Jordan era il grande autore di capolavori come "La moglie del Soldato" e non il regista emergente che avrebbe girato con più freschezza questo "Il buio nell'anima".
Voto: 60/100
postato da: Magister_Ludi alle ore 10:54 | Permalink | commenti
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