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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Marco Bellentani
giovedì, 17 dicembre 2009
Il caldo e vitale
sudore del mio petto
riscalda il freddo.
Fu tutto cielo, monti e ghiaccio.
in un attimo, quassù.

Maligno adorabile silenzio
la neve scuote le foglie
risuona tocco gelato.
Tintinnando, il verde d'autunno,
compone il canto degli angeli ,
non quelli che ci hanno cresciuto da bambini,
condannandoci ad una vita di sensi di colpa.

Il cane nero, col campanaccio al collo,
ha atteso il mio passaggio
e si è messo ad ululare
tra l'acqua cristallizzata.

Quassù è tutto silenzio,
siamo forti e siamo uniti.
Quassù sono divinamente solo.



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categoria:poesie
venerdì, 04 dicembre 2009
Brucia la pioggia
fumando stanca, toglie l'aria al mondo
Rigoli di vita si perdono nei solchi del marciapiede
l'inverno sta tutto nell'indecisione di uscire.

Ma oggi non c'è una strada per l'altura
                non c'è una via per il risonante muschio
                 la terra finge di dormire.

Forse è perché ci siamo detti delle bugie
Forse è perché non esistiamo
Forse è perché prepariamo la nostra morte
che cerchiamo il sepolcro della rinascita
sul Monte a Nord.

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categoria:poesie
giovedì, 05 novembre 2009
Sacrifical Suicide
Nell'ombra di un discorso vomitato dal cuore
la linea retta del cuore pompa dentro di lei
desecretion of a holy night
spiritual sacrifical suicide!

Legata al letto
in attesa della mia venuta
che realizza il sogno dei religiosi
in una vita povera di tutto
e ricca della mia assenza!

Prospera la terra
canta il fiume sotto la vigna rossa
felici e vicini, un'oscurità col mantello biondo.

E mentre mi godo l'illusione della realtà,
e mentre amo
non so cosa sta facendo
durante il suo sacrifical suicide
in attesa di farsi violentare
per la sua prima volta vera, da me!


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categoria:poesie
martedì, 13 ottobre 2009

Il packaging offerto da Tarantino, ancora una volta ci confeziona, in maniera perfetta, cinefila e ridondante, la summa del suo cinema anni 2000: la polvere!


Il cinema di Quentin, è noto, è sempre stato colmo di citazioni, e questo non è propiamente un difetto, bensì, lo è stato, un'arma per far godere il vero cinefilo. Tuttavia, negli anni 90 il citazionismo era un humus su cui far sviluppare solide idee innovative, mentre adesso potremmo parlare di citazionismo didascalico. Quasi fine a se stesso. Un conto è reinventare il cinema pulp, con Pulp Fiction, mettendo su situazioni e rimandi a film di genere, su cui creare qualcosa di veramente creativo e nuovo; un altro è inserire delle didascalie, delle citazioni su cui poggia un film dal respiro corto. Seppur rimanga curioso e frizzante, il citazionismo tarantiniano perde di mordente quando, tra l'altro, realizza scene che non funzionano come il film preso in esame: strage cinema vs strage di Carrie lo sguardo di Satana, del buon DePalma, ad esempio. La scena iniziale, quella più debitrice del film di Castellani - Quel Maledetto Treno Blindato è, invero, l'unica che regge su una tensione drammatica e linguistica eccezionale, anche grazie a Waltz: davvero mostruoso! Un genio della pantomima!

Un altro must non pervenuto in questo film forse anche troppo lungo è l'ipercreatività di Tarantino. Beh, questa si è spenta veramente da decenni. Dopo il collage di Kill Bill, il futile Grindhouse eccoci a Inglorious..., un film molto povero di idee originali. Prendendo da vari soggetti, Tarantino arma il suo biscotto sempre ben confezionato. Nessuna idea nuova, bensì la ripetizione di un cliche che Quentin sta proponendo al pubblico da troppo tempo: il famigerato Rape & Revenge all'italiana o alla statunitense degli anni '80. Angheria E Vendetta finale. Nulla più. Lo è stato nei film citati, lo è ora. Insomma, Quentin cerca di far cassa giocando sui sentimenti della gente, il rape stavolta è addirittura l'olocausto, stuzzicando giustamente l'animo voyeristico dello spettatore e ripagandolo con una liberatoria strage che però non funziona come la fantastica vendetta di Carrie.  Insomma, un regista simpatico ma secondario, quasi banale nell'infantile divisione tra l'ovvio bene e l'ovvio male rappresentato...Tuttavia, si chiama Tarantino: dunque cinema pieni!  Ma stavolta la gente si alza dalla sedia delusa. Il ciclo è terminato! Vediamo se si renderà conto di questo e sfornerà veramente qualcosa di innovativo come fece con Pulp Fiction (Le Iene paga tributo ecessivo a Cani Arrabbiati di Bava, ma si erge a capolavoro per i dialoghi e i ritmi assoultamente da leggenda).



Da questa parentesi annoto, poi, l'ennesimo punto di debolezza del cinema dello statunitense negli anni duemila: l'ironia linguistica, quei dialoghi favolosi e serrati che, eccezzion fatta per Waltz, latitano ancora in questo film. Quindi, una delle caratteristiche principe del genio di Quentin, in Bastardi Senza Gloria, perviene solo a sprazzi (consoliamoci: era sparita in Kill Bill!), rendendo il seguito del film poco interessante e sconquassato solo dallo spirito sadico e dall'incombenza storica chiamata di mezzo. Senza Waltz il voto si sarebbe abbassato si qualche punto! il grosso problema di Quentin anni 2000 è proprio questo.
Parto dalla base critica che, abbastanza evidentemente, il cinema di Tarantino aveva trasformato in immagini fauves le pagine della sceneggiatura. Con una forza, ironica - violenta - comica - drammatica, il cinema di Quentin ci forniva di un protagonista assoluto, il dialogo e la sceneggiatura, fusi in un crogiolo dove anche la situazione non-sense diveniva estremamente espressiva. Ecco, Tarantino ha perso questo: già evidentemente in Kill Bill, dove il citazioniscmo didascalico è soffocante e i dialoghi quantomeno ridicoli e privi di verve, ma, purtroppo, anche in grande parte di questo Inglorious, salvato solo dall'estro di Waltz. Smarrendo questa forza propulsiva, il cinema di Quentin non è più quello del genio ma retrocede ai film di serie B, con un packaging nettamente migliore da un punto di vista tecnico, ma di Serie B. Al contrario, gli esordi avevano portato la B in massima serie, ed a pieno diritto!


Personaggi come Von Trier, Tsukamoto o Takashi Miike se la ridono dall'alto, sbattendo la vera ipercreatività in faccia a un bravo alunno ormai perdutosi.

Voto 55/100
postato da: Magister_Ludi alle ore 13:39 | Permalink | commenti
categoria:recensioni cinematografiche
domenica, 13 settembre 2009
Se ti chiudi in una bara
non ti ricongiungi alla terra
rimane sempre morte
come fra voi città:
Palazzi, asfalto e croci d'acciaio.

Ho colto i frutti neri
ho dormito tra il volo dei falchi
e la tenue pioggia, come un ventaglio,
solletica la pelle
al soffice rumore
di una silente verità.
Torno a casa, più calmo.

postato da: Magister_Ludi alle ore 13:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesie
giovedì, 23 luglio 2009
Da Asa Bay piovono epici tramonti
mentre il sudore della fame mi adora;
le litanie sono masturbazioni
appoggiarsi al tuo sesso, un'arpa lucente.

Ritorno roccia e ghiaccio
Sangue e vino di donna
Ritorno Dioniso e Vero
da Asa Bay non hanno mai smesso
di piovere tramonti.


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categoria:poesie
domenica, 12 luglio 2009
Le nubi assediavano
la cima del mio monte
colme di funerei digrignii

Questa turbolenza
ha spalancato il sesso delle pietre
mentre il sole bruciava l'ascesa

Ho scavato dentro
il mio abisso
come suggerito dalle rocce
tempi di pena
tuoni del dubbio
disperso in un bosco oscuro

Ritrovato il mio rifugio
sulla cima offuscata dalla bianca coltre
sono calmo come non mai
sennonché, per mia fortuna,
la eco mi parla di lei.



postato da: Magister_Ludi alle ore 10:58 | Permalink | commenti (3)
categoria:poesie
venerdì, 03 luglio 2009
Brucia la nebbia sul monte fatato
aggredisce la pelle, pare colare
non c'è più nulla dentro il mio dolore
rimasto a terra, con gli umani.

E' per te il mio pensiero carnale,
subito poco prima
del rinfrescante bagno di raggi solari.

postato da: Magister_Ludi alle ore 14:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie
lunedì, 08 giugno 2009
Pre-Scrittum: e alla fine anche Lars conviene nell'idea che ho raggiunto da tempo. L'uno-tutto, nell'annullamento antropocentrico dell'essere, nello sconfinar in una spiritualità che tenga conto di un divino eterno ritorno, di una inutilità dell'uomo in quanto tale. Di un'assenza dello scontro bene-male. La vita, solo lei, e nient'altro.
I signoroni della stampa non hanno ovviamente capito quasi nulla di questo film, sino alle risate di Cannes che assomigliano tanto ad uno stolto commento sentito in sala da 5 ragazzotti convinti "di esser venuti a vedere un film horror di un nuovo e sconosciuto regista".

Antichrist.

Trama: una donna cade in depressione, afflitta dai sensi di colpa, dopo la morte del figlio. Il marito analista cerca di curarla, portandola ad Eden, una casetta sperduta nel bosco. Qui i due si affrontano, amano, odiano, venendo a contatto con una natura che non smette di comunicare, di definire simboli e significati, sino alla lotta finale, al sacrificio, al caos, alla morte.

Rappezzata la trama, in realtà poco importante, va detto che ci troviamo davanti all'ennsimo capolavoro di Lars Von Trier, tornato alla grande da un periodo veramente brutto della sua vita. In questo film, Lars immette, ad un primo livello, tutte le sue fobie, fino a quelle che l'hanno indotto alla depressione e, ad un livello altro, archetipi insiti nella storia millenaria dell'umanità. Fantastiche immagini: prologo e epilogo in bianco e nero da mostro del cinema, inquietanti immagini simboliche nel bosco, pornografia d'effetto in tema e per nulla fine a se stessa, luci ed ombre...Un concentrato di linguaggio cinematografico che diventa lastra di paure, angoscie, illuminazioni e immagini nascoste nel nostro inconscio. Ancora, torture medioevali, sadismo, simboliche apparizioni degli elementi naturali, disgressioni psicologico-spirituali e tanta fisicità. Una natura che piange, che piove, che scroscia ghiande (semi di rinascita, spermatozoi del mondo e non frutti morenti) sempre, oltre l'uomo, indipendetemente dall'uomo.


Un mondo incredibile, un salto nell'oscuro essere della vita, unica cosa esistente, oltre l'uomo, semplice mezzo/specie per perpetrare la vita stessa. Noi non esistiamo, non siamo al centro di nulla, bensì la vita pulsa e cresce. La natura, manifestazione vitale in cui siamo innescati, è quella che meglio ci fa capire lo status delle cose. Al di la del bene e del male, al di la di un, comunque, inevitabile scontro tra il femmineo e il maschile, risorge una natura femmina di cui l'uomo si deve rendere conto ( e non combattere come una caccia alla streghe), eliminando i libri, le religioni che non sono altro che strumenti di controllo culturale, per ritornare (la scena della compenetrazione di animali e cose nel verde) al senso unico della vita. Saper ascoltare quel pianto, solo apparentemente malefico.



Non capire chi sia l'anticristo del film è veramente assurdo: è ovviamente Dafoe, elemento con cui la natura comunica (essa tace al personaggio femminile isterico e cristiano), tramite simboli, fruscii, ma anche parole e grida d'animale. Le costellazioni animali sono il nuovo nord della bussola della vita. L'uomo, dunque, passa attraverso il martirio della strega, del senso di colpa, e deve ributtare tutto l'isterimo freud-cristiano che porta all'infibulazione, alla castrazione femminile (anche per colpa del maschio). Superato quell'attimo, si deve rendere conto del gesto contro natura, palesemente cristiano, dell'uccisione, nella castrazione, del senso di tutto, del sesso, innocente essere che rende tutto possibile, in svariati modi a seconda della specie, animale o vegetale. [Ergo, la castrazione è evidentemente un gesto cristiano - contro natura da combattere. E così lo sono i "no" alla vita niezcthiani].
A quel punto il nuovo messia è pronto a salire sul monte, in attesa del popolo di streghe, represse dalla cultura, soggiogate dal cristianesimo e dalle sue paure, condannate all'isteria e dunque non comprese, ma uccise o curate come un virus! Esso è colui che cura quell'inutile senso di colpa, quell'inutile strumento di controllo, inoculato infidamente in noi dall'era cristiana, ma anche dalla modernità. Un film immenso, che rifugge il finale catartico alla Dogville, perché mira ad essere compreso, lentamente, dal nostro io. Le risposte sono profonde, difficili da percepire: La verità non avrà mai un linguaggio umano.



Grazie Lars.
Voto: 100/100
postato da: Magister_Ludi alle ore 12:02 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 25 maggio 2009
Questa focosa gloria
così inebriante, così' animale
può di colpo morire, come la mia vita.

E' Tutto così effimero,
               così meraviglioso
!


postato da: Magister_Ludi alle ore 23:32 | Permalink | commenti (1)
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