Film allungato dopo il flop americano, Grindhouse vede subito il ritorno alla grande di un mostro sacro del cinema duro e bullo come Kurt Russel, personaggio principe e mattatore della storia.
Parlare di trama temo sia abbastanza stupido: uno psicopatico stuntman ammazza pulzelle che se la tirano con una macchina a prova di morte, super blindatissima e più tagliente di un'accetta argentiana (non nomino Argento a caso perché la citazione più bella e filmicamente divina è proprio di un film di Dario...a voi cinefili postare in commenti quale...su dimostratemi che ci sapete fare...è facile cmq!). Alla fine incontra donne stuntman...
Tutto qui...forse che sì, forse che no...
Nel senso che
Grindhouse rappresenta per certi versi un riscatto dopo
Kill Bill. Quest'ultimo, forse anche giustamente, è stato un film sopravvalutato per via della sua superba messa in scena e della dose di azione spettacolare che ci ha sparato in faccia senza remore, ma altresì rappresentò la prova dell'inaridimento della vena linguistica di Tarantino con dialoghi inutili e non ironici, o comunque scontati che facevano quasi rimpiangere
Jackie Brown!In
Grindhouse questa vena è per lo meno ricercata, ed infatti si ride a sprazzi proprio grazie ai serratissimi dialoghi ma, purtroppo,
i tempi di Le Iene e Pulp Fiction paiono ancora lontanissimi.
Un film da vedere, non incensare e non mettere al rogo, vista anche l'incredibile scena dell'inseguimento finale, culminata ahinoi in un
finale trash stupido che rappresenta il secondo punto di debolezza del film:
Stuntman Mike poteva divenire uno di quei personaggi alla
Vincent Vega, o meglio alla
Mr.Brown o Pink, mitico, scolpito, divertente nonché spietato, ma
Tarantino fallisce il rigore ridicolizzandolo proprio nel momento di dare al film l'impronta decisiva per sancire il ritorno del grande cinema linguistico di Quentin. Peccato!