Il seguente articolo è stato scritto durante il progetto per una rivista enogastronomica e doveva/dovrebbe esserne uno dei punti cardine del primo numero, nella rubrica dedicata all'enogastronomia e territorio. Si è scelto l'insolito esordio con la sconosciuta Molise, vista sotto un punto di vista del tutto originale. Lunghezza limitata, godimento assicurato: se ne consiglia l'intera lettura: rilassatevi, è ora di viaggiare...
Rubrica: Region Per cui...
Molis/e…
di Marco Bellentani
Pane che l'uòcchie, casce senz'uòcchie e vine che te caccia l'uòcchie
Un vento secco, colmo di frutti sinceri della terra vi accompagna lungo le immense autostrade d’erba, chiamate Tratturi. Nati dall’arte animale, e forgiati da quella umana, i Tratturi sono possenti portali della transumanza che, neanche troppo idealmente, vi consentono di attraversare la stretta regione. Arrivati a Sepino, foss’anche per sbaglio Pietrabbondante, quel vento secco si trasformerà in placido eco della storia, con la costante del rovente sole, tra le macerie dei tuoti Sanniti, dominati dalla lingua Osca con cui già declamavano tragedie e leggi in quei gioielli semicircolari, del tutto ellenici, chiamati teatri. Quando c’è teatro, c’è cività, ci sono ideologie da tramandare, fino all’arrivo del dominante impero romano che impose la propria, trasformando i Sanniti in coloni e forgiando il seme della moderna Molise.
Di questi paesaggi, di questi venti, di questo silenzio, il moderno molisano è consapevole, umile e orgoglioso al contempo, addormentato ad occhi socchiusi dal sole, ma pronto a decantarti la fierezza agricola della terra natia. Andate pure a Campobasso, oppure tra le montagne dell’isernate, fredde d’inverno e verdi d’estate: è li che incontrerete la testardaggine positiva del molisano. Tra le fronde dei paesucci arroccati c’è chi, tenace e creativo, converte il proprio gregge di pecore in sontuose bufale da cui ricava un formaggio che non troverete da nessun’altra parte. Sì i caciocavalli di podolica schiettamente ti deliziano, sì le stracciate, dopo la carne della sera, quasi invitano all’abbuffata, ma “Il Moro” rappresenta uno di quei prodotti rari, unici, sublimi, creato da quel pastore di San Giuliano del Sannio, artefice della fragranza di questo formaggio di bufala, che dopo sette mesi di stagionatura, sprigiona, dal latte crudo, tutto la sua armonia che trasforma il canto di cicale circostante in lodevole fruscio d’erba.
Fuggendo via da questo sogno d’estate, tra il caldo asciutto e la pace riacquistata, i campi fioriscono di podoliche brulicanti, eredi di quella verace razza bovina che rischiò l’estinzione a causa dei contributi della comunità europea e che, grazie alla sua scarsa produzione di latte, ancor oggi, scampato il pericolo della mattanza, rappresenta il carattere dell’agricoltore molisano che smista quei formaggi e quelle carni verso la costa cui, con piglio insolito, vi state idealmente o meno dirigendo, magari con sullo sfondo il tramonto e qualche falò ove nel nero Cuttùro bolle la pietanza per qualche nipote.
Giaccio qui
Al tocco delle cicale
Come un monumento sul monte
Silente e sconosciuto
Come la terra del Molise
Vi siete perduti, rilassati tra il verde e le vestigia della storia molisana e, ora, dimentichi dello stress di tutti giorni, magari vi aspettate un sussulto, costiero, marino, frizzante. La musica c’è, la notte pure, i giovani molisani sono più baldi di quello che pensavate, ma anche sul mare, una flebo di soave silenziosità premette quell’unplugged totale, dopo undici mesi di corse…
E’ Termoli, seconda città del Molise, il punto di vista insolito di questo viaggio. Spaccata in due dal meridiano del tempo così come dall’imponente fortezza sveva, il porto per le Tremiti, si dimostra ricettivo sia per chi cerca un po’ di divertimento all’eco del non lontano Gargano, sia per chi si vuole cullare tra le placide atmosfere di una vacanza rigenerante.
Ritmi lenti, caldo d’Africa, calette arroventate e un senso generale d’ozio e abbandono, al costante suono delle cicale che ricorda il vostro passaggio nelle campagne. A girar Termoli, s’incontra la voglia di buttarsi in mare ad ogni anfratto, di aspettare il tramonto per veder annegare il sole, nonché i paesani, disponibili, dopo un breve accenno di diffidenza, a raccontarti delle secche dell’adriatico e di pescherecci in odor di leggenda.
Il sole sembra squarciare gli esili legni del Trabucco, ingegnosa palafitta per il passaggio di Pizzuti (i Saraghi di queste parti), e forse è meglio rifugiarsi ancora un po’ tra le fredde celle e le accese parole del macellaio Pilla, un difensore della fede bovina-podolica, appesa al gancio dei Caciocavallo, troneggianti su profumatissimi lombi e fragranti Stracciate (formaggio a pasta molle).
Manca poco alla voglia di svaligiare il locale e star lì fino a sera, quando il richiamo del piccolo, intimo e ortogonale borgo vi trascina fuori, sospinti dalla voglia di assaggiare un po’ di quell’olio molisano, figlio della morchia, che tanto fatica, nonostante la sua bontà, ad essere smerciato localmente. L’esperienza è colma di velluto, tra quel pane che da esimi chef è stato considerato secondo solo a quello d’Altamura: ormai Termoli e i sapori del Molise sono acquisiti, messi in memoria, ma non è ancora giunta l’ora di partire perché, tra quelle viuzze dal soffocante abbraccio, state per scoprire l’esperienza insolita, poco associata all’idea che ci si fa di questa regione: il pesce.
Siete appena arrivati nel cuore dell’antico borgo, la sera è placida e la gente ha voglia di chiacchierare e sorridere vicino all’Osteria dentro le mura, la roccaforte del Signor Antonio, il bardo della cucina passionale, dell’esperienza verace e legata alle radici non solo del posto, ma della stagione, del giorno stesso.
Riproporre la cucina di bordo in un ristorante
è una di quelle frasi ad effetto che lascia il tempo che trova se non è seguita da vero amore per il proprio lavoro e dalla volontà di ricorrere sempre ed esclusivamente a materie prime appena colte, pescate, a ciò che l’esperienza e la fortuna di una battuta per mari ha fruttato. Antonio fa questo, scende le scale a chiocciola del borgo antico, raggiunge solerte il porto e attende il ritorno dei pescatori col pescato di sempre e qualche sorpresa giornaliera, come una Rana Pescatrice da 9 chili che lesta finirà nella cucina dell’Osteria.
La barca potrà proporvi, fedele a ciò che è arrivato dal porto, U’ Pappone, recupero del pescato esente da lische con razze, polpi, moscardini, cicale, seppie e quant’altro possa ispirare questo piatto che, nel modo in cui l’interpreta, solo Termoli può offrire al vostro palato. Un altro tiro di dadi sulla barca, un’altra prelibatezza come i Pulepe ‘Npregatorie, insieme di polipetti non puliti, e perciò sublimi, affogati nel coccio colmo di spezie e cura. Un goccio di Molì, un sorso d’Aglianico, e una deliziosa zuppetta di cicale vi inebrierà giocando sul contrasto dell’amaro della cicoria con il dolce del pomodorino che, deflagrandosi tra i denti, renderà al palato ormai vinto il colpo di grazia. Scr’pell e altre paste fanno largo alla rivisitazione di un altro piatto tipico di Termoli, con tanto di sagra a luglio, ’U Scescille, piatto poverissimo al colore del sole delle uova, del pane raffermo e della cipolla soffritta, prima che la pioggia di pecorino trionfi nel calderone del sugo che bolle.
Il sole caldo è ormai un ricordo, una leggera brezza allieta il ritorno a casa, mentre qualche paesano vi dice che i Scescille che sua nonna gli preparava da bambino sono più poveri e dunque più buoni di quelli della sagra, magari mentre state passando sotto la sinistra statua di S.Basso, lungo la piazza del borgo, dove la vista del porto rimanda ancora ai sogni dei pescatori lontani, nascosti lì, in un lembo di mare nero come la notte. E’ finita…domani, con calma, si ritorna a casa…
Le barche del porto urtano la banchigia
Le bandiere in piazza segnano bonaccia
Tutto è un continuo e flebile rumore
un senso gioviale di ozio e abbandono.
L’erba è blu, il mare è verde…
Lo so…sto ancora sognando.
Marco Bellentani
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Direttamente dal cotturo
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Pulepe ‘Npregatorie (Polipi in Purgatorio)
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Ingredienti (4 persone):
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1 Kg di polipetti NON puliti, solo spellati;
½ bicchiere d'olio extravergine d'oliva;
1 cipolla a fette;
peperoncino
acqua;
sale.
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Mettere a bollire in una coccio tutti gli ingredienti per 1 h. scarsa, sio a che l'acqua sarà asciugata lasciando un sughetto denso e scuro. Se a questo punto i polipi risultano ancora duri, aggiungere altra acqua e lasciarli cuocere sino a cottura voluta.
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- Di seguito il planning delle rubriche Studiate da me per il progetto L'insolito:
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Argomento
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Titolo proposto
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Motivazione
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Edit
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EDITORIALE
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L’Aneddoto
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In questo caso io punterei sulla parola ANEDDOTO: perché non chiamare l’editoriale…L’aneddoto (sempre in linea con visione insolita…): dunque i contenuti della rivista (ovvio che il primo numero è di presentazione generale, ma anche questa può essere snocciolata attraverso gli aneddoti) sono legati da loro da una serie di aneddoti capitati durante i servizi, o presenti nella tua esperienza o per sentito dire o nell’esperienza di chi ha redatto i pezzi. L’aneddoto si lega molto ad un’idea di tavola apparecchiata, di profumo di camino, di legna, di semplicità della tradizione e, al contempo, può risultare ironico ed è per sua natura insolito…ect ect
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Vedi motivazione.
Direttore o altri.
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RUBRICA DEDICATA ALLA PIZZA
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Anche gli angeli mangiano la pizza
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E’ arduo trovare una cosa che non scada nell’americanismo bieco e fast food…il concetto poi della pizza piatto importante…
Un’indicazione in questo serio/faceto titolo.
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CUCINA ETNICA(INDIVIDUARE UN TIPO DI CUCINA E PARLARNE
IN MANIERA APPROFONDITA E DIVERSA):
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Etniqua’
Sottotitolo:
parole di profumi stranieri
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La visione è comunque interna all’Insolito, alle tue conoscenze,al visione personale e di gruppo di quella tradizione. Il qua accentato ricalca espressamente la fonetica sta anche per avvicinamento, proposta di scambio, ma sottolinea la visione della rivista: la rivista sente l’alterità, l’etnico come attiguo, proprio, come vicino…appunto qua.
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INTERVISTA ALLO CHEF KUMALE'
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Chef Kumalé
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Ho visto che si firma in questa maniera, potrebbe diventare un ponte collaborativi interessante dunque, progettare uno spazio per Chef Kumalé.
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AGENDA DEL VIAGGIATORE(INDIVIDUATO IL TIPO DI CUCINA ETNICA,DESCRIVERE IL LUOGO CON LE COSE DA CONSIGLIARE E SCONSIGLIARE)
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Churrascheria “Tempura”
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Sullo sfondo del titolo, graficamente l’insegna di un ristorante. Il ristorante è una churrascheria…sì…ma che si chiama Tempura…L’ossimoro è sia geografico che culinario.
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-ITINERARI DEL GUSTO(PERCORSO CULTURALE-ARTISTICO-GASTRONOMICO DI UNA VALLATA ARETINA...CON UNA VETRINA,GRAFICAMENTE ACCATTIVANTE,DI POSTI CONSIGLIATI DA NOI...UN BUON ALBERGO,UN AGRITURISMO,RISTORANTI,ETC):
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Le mappe del sapore
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La rubrica potrebbe, con l’ausilio grafico, proporsi come vera e propria mappa di punti da collegare, i punti sono gli alberghi, l’agriturismo in questione, i ristoranti, e tra i punti vi sono strade in cui descrivere paesaggi, sensazioni, ricordi storici e presenze artistiche.
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Romanzato, gusto per il racconto classico con inserti sinestetici moderni. Proposta: scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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SERVIZIO DEDICATO ALLA CUCINA MOLECOLARE...VISITA AL RISTORANTE "COMBAL" DI TORINO.
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Molecola COMBAL
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Nome ristorante o luogo, o chef ect., associato a Molecola: effetto d’elite e attento al contenuto scientifico dei mezzi utilizzati.
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Tecnico, aneddoto e attento al dettaglio della novità. Proposta: partecipazione edit Marco.
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RUBRICA DEDICATA ALLA CARNE CHIANINA QUATTRO CHIACCHIERE CON IL MACELLAIO POETA DARIO CECCHINI
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Doctor Chianina
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Il Doctor Chianina è colui che tutto sa sulla carne chianina, è marchio di garanzia dei servizi, è l’immaginario massimo esperto sul campo.
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Popolare, in stile con l’ospite, ma anche, se si sviluppa in recensione di ristoranti o agriturismi che la vendono/producono/cucinano, improntato alla sostanza, alla filiera che porta in tavola quel pezzo di carne, ect. Proposta: scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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CUCINA REGIONALE...OGNI USCITA, DESCRIVERE UNA REGIONE DA UN PUNTO DI VISTA ENOGASTRONOMICO
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Region per cui:
(sottotitolo, di volta in volta nel dialetto d’origine).
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Gioco di parole associato al marchio dialettale che identifica immediatamente, da una parte l’argomento, dall’altra il luogo.
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Romanzato, impressionista. Attenzione al dettaglio, ai luoghi, al sapore della tradizione, all’affresco d’insieme. Proposta: scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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L'ESPERTO DEI SAPORI-CESARE MARRETTI-PRESENTAZIONE LIBRO-RECENSIONE RISTORANTE "ARTEFOOD".
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Cesare Marretti
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Così come per Kumalé, una netta identificazione dello spazio del maestro.
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-RUBRICA UMORISTICA CON VIGNETTE ALLEGATE....LE "CRUDITA' " DI LUCA BAGLIONI...LA RUBRICA SI CHIAMERA'"CRUDITA'"O "PENNA ALL'ARRABBIATA"..."OLIO DI SEMI SERIO"..VEDREMO..MA IL TIPO CHE SCRIVE E' UN VERO TALENTO LETTERARIO CON UN PALMARES DI PREMI VINTI CHE NON HAI IDEA...
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Olio di semi vari
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Secondo me il migliore di quelli proposti, giacché l’unico a contenere la variazione del nome in senso ironico. Negli altri due casi è affidata al lettore: un po’ spiazzante.
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-IL CIBO NELL'ARTE(IL CIBO NEI LIBRI, NEI FILM, NELLA PITTURA).
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Mediàcìbus
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Unione del termine Multimediale e moderno a quello antico, latino, sapiente.
L’accento sulla a è voluto per nominalizzare l’unione.
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Ritmico, storiografico ma sostenuto. Proposta: scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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-TACCUINI STORICI (LA CUCINA NELLA STORIA)
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Miricordo
Sottotitolo: la cucina nella storia
In alternativa:
Miriordo
In alternativa:
Manoscritto: la cucina nella storia
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Col primo si punta sul ricordo nostalgico-saggio e col secondo ho voluto proporre l’elisione toscanismo, mentre col terzo sull’immagine di un qualcosa di ritrovato, riscoperto e fondante.
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Storico, snellendo la cronistoria con intrecci folkloristici e aneddoti. Proposta: scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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I SALOTTI DEL VINO.
.ENOTECHE, VITICULTORI E TUTTO CIO' CHE RUOTA ATTORNO AL MONDO DEL VINO
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Profondo Rosso
Sottotitolo: viaggi dentro il vino
In alternativa:
Effetto Goccia: quel che ruota intorno al vino
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Col primo ho voluto proporre una forzatura molto interessante: a te la senzazione.P.s.: adoro questo titolo (profondo + dentro)per questo argomento. Col secondo sono invece stato più d’essay, puntando sulla visione globale.
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Estremamente attento ai colori delle fasi di degustazioni, alle sensazioni sinestetiche provate, all’ambiente e alla tradizione. Proposta:scrittura e/o partecipazione edit Marco.
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GUIDA AI LOCALI-LOCALI PER UN GIORNO(COLAZIONE, PRANZO, SPUNTINO, APERITIVO, CENA, NOTTE.
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Cronache di un piacere annunciato
Poi suddividere i momenti con un’ora, ad es. ore 08:12….e il racconto della colazione…ect ect.
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Milleriano modo per racchiudere il senso della rubrica: quello che si propone è certamente piacevole, nel senso anche di certificato. Dall’altra parte cronache riassume il taglio snello della rubrica, dell’appunto.
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Semplice, diretto, veloce, da breve appunto sfizioso. Proposta: partecipazione edit Marco.
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