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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Marco Bellentani
giovedì, 13 marzo 2008

Terrificante. Questo il banale aggettivo che balza alla mente se si pensa al gioiello targato da un Balaguerò, spalleggiato dal giovane P.Plaza, in forma strepitosa. Dopo le visioni conturbanti di Nameless e la perfezione teorica del plot di Darkness, il regista spagnolo porta avanti i suoi temi classici (visioni sparate a mille all'ora come frammenti di un puzzle alternativo al film e funzionale allo stato d'inquietudine, tema del male assoluto e relativo, oscurità) raggiungendo pressoché la perfezione. Lo scopo era quello di creare un ambiente di terrore estremo tramite la scelta del digitale e della presa diretta e, dopo la visione, possiamo dire che non solo l'obiettivo è stato centrato, ma anche che il cinema di Balaguerò acquista qualità formale esaustiva e importanza rilevante nell'ambito horror mondiale di tutti i tempi.
A questo punto, è necessario sgombrare il campo da una critica poco profonda e poco conoscitrice del cinema di genere (vedi articoli a dir poco insufficenti apparsi su Repubblica o Liberazione). Il film non deve niente a Blair Witch Project, ma al capolavoro di Deodato, da cui la strega di Blair ha copiato interamente la sceneggiatura e le riprese, Cannibal Holocaust. A differenza del Project americano, il film di Balaguerò, pur cogliendo gli spunti della presa in diretta, del giornalismo a tutti i costi, dei primi piano disperati, segue una trama e uno sviluppo del tutto proprio, senza cadere nei plagi di Witch Project. A questo, Balaguerò aggiunge un ritmo da film d'azione assolutamente spietato, incollandoci, ferocemente alla poltrona della sala oscura.
Sì, perché il terrore di REC, è un terrore totale e particolare, metafisico e fisico, che punta sulla tensione infinita così come sul dettaglio sonoro. E' sconsigliabile andare a vedere questo film se si è impressionabili, visto che esso impressiona anche chi solitamente non lo è. Insomma, REC, da oggi in poi va a contendere la palma di film più terorizzante/ricco di tensione di sempre a mostri sacri (è il caso di dirlo) come L'esorcista e Quella villa accanto al cimitero.

Nel raccontare la storia di una troupe tv che segue le gesta dei pompieri impegnati nella quotidiane chiamate di routine, i protagonisti, richiusi in quarantena all'interno di un palazzo da incubo, vengono, dopo le schermaglie iniziali, letteralmente ricoperti di orrore, senso di debolezza e inferiorità, disperazione, azione sconvolgente e violenza soprannaturale. E così lo spettatore che, nell'ultima ora del film, non avrà il tempo di respirare, di prendere pausa, di smaltire lo spavento a causa di una unica scena di paura totale che si protrae quasi all'infinito.
Uscendo dal cinema, dopo la visione di REC, si respira un senso di delirio, si scorge l'ovatta delle giornate comuni, si assapora il gusto della paura in forma di adrenalina galoppante.
Un capolavoro di regia, di sceneggiatura, di tensione praticamente impareggiabile che non solo cancella il passo falso di Fragile, ma impone questo film tra i più spaventosi e meglio realizzati di sempre.
Voto: 110/100.
Guarda il trailer italiano:
postato da: Magister_Ludi alle ore 15:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni cinematografiche
lunedì, 03 marzo 2008
4° Thriller intimista di Allen.
La moda Match Point ha raccolto talmente tanti fans dell'ultimora da risultare stucchevole. Come tutte le mode, tipiche della Bay Area e non della New York che Allen non racconta più, preferendo lande provinciali o esterni bucolico-marittimi.


La maggior parte dei nuovi fans stronca Sogni...e elogia Match Point, cadendo nella trappola dell'Hot Dog alla MacDonald che ti piace, ingrassa e non sai con che steroidi viene prodotto. Lo steroide imbattibile, imprescindibile da cui sia questo film che Match Point discendono è il vero capolavoro thriller di Allen: Crimini e Misfatti. Se in match point era l'omicidio dell'amante a ricadere dal passato, qui si sviluppa quella parte di Crimini e Misfatti dedicata al senso di colpa. Perciò possiamo dire che il film è più profondo, curato nell'introspezione e nella caduta alla Raskolnikov piuttosto che nella casualità affascinante del precedente film.Dunque, meno spettacolo, meno fascinosità e dunque maggior bruttezza?

No, diffidate dagli Hot Dog, riguardatevi Crimini e Misfatti e giudicate buoni sia Match che Sogni, figli di quel Dio di Crimini e Misfatti, non presente ma con un occhio cieco che, tuttavia, costringe al rosico gran parte dell'umanità.
Il rovello del pentito e la determinazione dell'arrivista sono da antologia, così come, più defilata, la figura del trionfante Zio dei due fratelli squattrinati, ma attratti dagli Hot Dog borghesi del possesso.
Bravo Allen, ma ora qualcosa di nuovo eh???
postato da: Magister_Ludi alle ore 00:50 | Permalink | commenti
categoria:recensioni cinematografiche
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