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Terrificante. Questo il banale aggettivo che balza alla mente se si pensa al gioiello targato da un Balaguerò, spalleggiato dal giovane P.Plaza, in forma strepitosa. Dopo le visioni conturbanti di Nameless e la perfezione teorica del plot di Darkness, il regista spagnolo porta avanti i suoi temi classici (visioni sparate a mille all'ora come frammenti di un puzzle alternativo al film e funzionale allo stato d'inquietudine, tema del male assoluto e relativo, oscurità) raggiungendo pressoché la perfezione. Lo scopo era quello di creare un ambiente di terrore estremo tramite la scelta del digitale e della presa diretta e, dopo la visione, possiamo dire che non solo l'obiettivo è stato centrato, ma anche che il cinema di Balaguerò acquista qualità formale esaustiva e importanza rilevante nell'ambito horror mondiale di tutti i tempi.
A questo punto, è necessario sgombrare il campo da una critica poco profonda e poco conoscitrice del cinema di genere (vedi articoli a dir poco insufficenti apparsi su Repubblica o Liberazione). Il film non deve niente a Blair Witch Project, ma al capolavoro di Deodato, da cui la strega di Blair ha copiato interamente la sceneggiatura e le riprese, Cannibal Holocaust. A differenza del Project americano, il film di Balaguerò, pur cogliendo gli spunti della presa in diretta, del giornalismo a tutti i costi, dei primi piano disperati, segue una trama e uno sviluppo del tutto proprio, senza cadere nei plagi di Witch Project. A questo, Balaguerò aggiunge un ritmo da film d'azione assolutamente spietato, incollandoci, ferocemente alla poltrona della sala oscura.
Sì, perché il terrore di REC, è un terrore totale e particolare, metafisico e fisico, che punta sulla tensione infinita così come sul dettaglio sonoro. E' sconsigliabile andare a vedere questo film se si è impressionabili, visto che esso impressiona anche chi solitamente non lo è. Insomma, REC, da oggi in poi va a contendere la palma di film più terorizzante/ricco di tensione di sempre a mostri sacri (è il caso di dirlo) come L'esorcista e Quella villa accanto al cimitero.

Nel raccontare la storia di una troupe tv che segue le gesta dei pompieri impegnati nella quotidiane chiamate di routine, i protagonisti, richiusi in quarantena all'interno di un palazzo da incubo, vengono, dopo le schermaglie iniziali, letteralmente ricoperti di orrore, senso di debolezza e inferiorità, disperazione, azione sconvolgente e violenza soprannaturale. E così lo spettatore che, nell'ultima ora del film, non avrà il tempo di respirare, di prendere pausa, di smaltire lo spavento a causa di una unica scena di paura totale che si protrae quasi all'infinito.
Uscendo dal cinema, dopo la visione di REC, si respira un senso di delirio, si scorge l'ovatta delle giornate comuni, si assapora il gusto della paura in forma di adrenalina galoppante.
Un capolavoro di regia, di sceneggiatura, di tensione praticamente impareggiabile che non solo cancella il passo falso di Fragile, ma impone questo film tra i più spaventosi e meglio realizzati di sempre.
Un capolavoro di regia, di sceneggiatura, di tensione praticamente impareggiabile che non solo cancella il passo falso di Fragile, ma impone questo film tra i più spaventosi e meglio realizzati di sempre.
Voto: 110/100.
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postato da: Magister_Ludi alle ore 15:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:recensioni cinematografiche
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