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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. philosofem | Marco Bellentani
sabato, 20 settembre 2008
Nebulosa M, oblunga, una certa luce fissa rossa, un riverbero intermittente nero. Stavolta si percepisce un verde tra le rivoluzioni cosmiche

"Si è riaperto uno squarcio profondo dove girano i pianeti
che influenzano il Destino.
Il mio fascio di luce sanguina dal nero spazio.
Manca Energia!"

Nebulosa G, formosamente affilata, una certa luce gialla fissa, un riverbero intermittente arcobaleno. Del tutto simile all'ultimo passaggio, se non fosse per uno strascico bianco di stelle perdute

"Mi sono rinchiusa in un suono autonomo che mi permette la navigazione regolare, in questo spazio colmo di onde invisibili."

Nebulosa M

"Lo so."

Nebulosa G

"Lo sento."

Nebulosa M

"Quando smetti di pulsare comprendo il senso della mia esistenza, ma anche il vuoto di una noiosa lontananza."

Nebulosa G

"Fammi attendere ancora un eone*, prima di pulsare..."


Nebulosa M

"Si allunga lo spazio, vertiginosamente...ho perso il contatto, solo il prossimo battito
mi farà capire che, laggiù, esisti ancora."

Nebulosa G

"     "

ATTESA.





* from Wikipedia: L'eone è un'unità geocronologica utilizzata in geologia. È la categoria di rango superiore tra le suddivisioni della scala dei tempi geologici; la categoria di rango immediatamente inferiore è l'era. Il limite tra un eone e il successivo viene posto in corrispondenza di un cambiamento fondamentale nella storia degli organismi viventi.



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mercoledì, 23 luglio 2008
Nebulosa M, oblunga, una certa luce fissa rossa, un riverbero intermittente nero
"Sono esplosi satelliti e comete, i pianeti del nutrimento sono ancora intatti.
 Mi manca la carezza della tua onda cosmica, quando si accartoccia su di me,
 Mentre riposo, prima della nuova notte dei tempi."

Nebulosa G, formosamente affilata, una certa luce gialla fissa, un riverbero intermittente arcobaleno
"Lo so, alcune orbite si sono incrociate, ancora la luce dei disastri cosmici riecheggia nel mio vuoto nerastro. Imbrunisco quando da te fa notte, non ho smesso di stupirmi del fatto che sento uno sfarfallio stellare dentro si me."

Nebulosa M
"Io sono qui."

Nebulosa G
"Appesa ai fili dell'ignoto, mi abbandono al rallentamento, ciondolando inerme verso la deriva di un'energia che mi oltrepassa e si disperde."

Nebulosa M
"Lo so."

Nebulosa G
"Lo sento."

Nebulosa M
"Svuotati e sputa fuori l'abisso. Il nuovo vuoto sarà più placido. Lo faccio sempre, ogni 3 miliardi di anni."

Nebulosa G
"Quando le nostre scie si accarezzeranno di nuovo?"

Nebulosa M
"Presto, tra 1 milione di anni. Allora lo sfarfallio dei corpi celesti agiterà la camera acustica del nostro
universo nascosto dalla nebbia stellare. Asteroidi morenti per provare, di nuovo, quel senso di liquido che,
lontani, ci è negato dalla nostra libertà."

Nebulosa G
"Mi manchi...il suono cosmico già si riflette, come uno specchio...da te verso di me...Sento la eco di te."

Nebulosa M
"Arrivo. Arrivo. Arrivo. Arrivo. Arrivo. Arrivo."

Nebulosa G
"Arrivo................................................................................................"
postato da: Magister_Ludi alle ore 00:27 | Permalink | commenti
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lunedì, 16 giugno 2008
Fly - Beyond the gates of space and time
Another universe is mine
And I can't wait until tomorrow
Ride - There's a call from deep within
No I won't return again
`Cause I will dive into the black hole


Volo- Oltre i cancelli dello spazio e del tempo
un altro universo è mio
e non posso aspettare fino a domani
Cavalco - C'è una chiamata nel profondo dentro
e non ritornerò più
perché sprofonderò nel buco nero.

[Gamma Ray - Canzone: Beyond The Black Hole ]

La conoscenza, l'impossibilità di considerarsi vivi nel domani,
andare olte, rispondere al proprio pulsante io...gettarsi nell'ignoto.

Questa è la vita, non il trascorrere giorni tutti simili nella tranquillità...
postato da: Magister_Ludi alle ore 14:32 | Permalink | commenti
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martedì, 06 novembre 2007
Ovviamente il voto al film è dei massimi.
Non si può altresì lasciar sottesi l'incredibile perizia tecnica di Bergman nelle scene subliminali e oniriche, la serie di simboli sovrapposti (tra cui un pene eretto poi ripreso in Fight Club, ma qui con senso ovviamente più germinale), la violenza cinematografica della celluloide sul volto delle bellissime e bravissime protagoniste.



In un trama così, spicciamente detta: Un'attrice, Elizabeth Vogel, decide improvvisamente di non parlare, le viene affidata un'infermiera, Alma, giovane e aperta al mondo e all'esperienze. Le due vengono collocate nella casa al mare della direttrice dell'ospedale. Si instaura un rapporto di amicizia, fiducia, amore...poi, dopo che l'attrice rivela in lettera i segreti dell'infermiera, di odio e contrasto. Nello scontro delle esigenze, dell'essere, delle opposte filosofie di vita la personalità di una si fonde nell'altra, nasce una nuova Persona.

Mi chiedo che senso abbia decidere di non parlare.
Il tuo mutismo, puttana - si proprio questo ho pensato della Vogel durante la visione (come ad anticipare l'aggressività finale di Alma) - non interessa a nessuno, la tua decisione è inutile così come la tua apatia. Questa la prima idea, fino a capire ovviamente che anche parlare può essere ritenuto inutile e, magari, oltremodo teatrale, come se una maschera celasse i veri motivi dell'essere, inesprimibile, nella sua totalità, dal linguaggio. La realtà dei fatti è che la nostra comunicazione è artefatta, allora converrebbe tacere.

Siamo le nostre fantasie? Siamo noi stessi nel linguaggio?

Ma nel silenzio ci perdiamo e ritorniamo alla necessita di, almeno, ascoltare. Ma nell'ascolto non c'è seduzione?
Tutto pulsa e allora tu, Vogel, ti ergi ad essere superiore sbeffeggiando me, Alma? Sì, è così...
Siamo così, siamo profondamente colpa e redenzione, sperimentazione e rifiuto. Siamo quello che abbiamo inventato, istituzionalizzandolo in imprese e statuti che nulla hanno più di umano, che non reggono la forza dell'esigenza che l'ha create.
Siamo l'io, Alma, e il superio Vogel, narcisi e furenti.

Non possiamo prescindere nè dalla parte che comunica con l'esterno , nè dalla parte che tace e irride tutto, offendendo qualsiasi cosa passi sotto setaccio!

postato da: Magister_Ludi alle ore 22:29 | Permalink | commenti (7)
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martedì, 06 febbraio 2007
Quando sarò in grado di manipolare, attraverso le mie conoscenze scientifiche, gli elementi, allora il dialogo con Dio sarà diretto e la stessa scienza sarà religione e magia del futuro
.
L'universo pensante e le sue molecole si muovono e creano linguaggio, in altre parole saremo sempre qualcosa, saremo magari anche anima ed essa sarà materiale.
La domanda non è dunque "esisteremo?", ma "percepiremo?". E' questo che ci incasina anche perché non riusciamo ad uscire dalla visione antropocentrica, impostaci dalla cultura e dai nostri sensi.
L'umano è solo uno status, e se la mortalità porta ad essere qualcosa altro, non esiste mortalità. Tuttavia, percepiremo? Esistere senza la percezione che esistenza è?
Qui nascono il terrore...il dubbio atavico...le immagini spaventose!
Ma io ricercherò, fino alla fine, continuerò alchemicamente a contribuire al pensiero scientifico, perchè non voglio abbandonare la donna che amo! Non voglio che la mortalità separi la nostra esistenza e che annulli la nostra percezione! Questo pensiero mi rattrista...

Eppure mi basterebbe capire qual'è il segreto della percezione per poterla incontrare, dopo, in un luogo non luogo, ove i ricordi sono eventi futuri e il nostro amare sia comunicazione.

Un profondo dolore, una lacrima organica e in grado di percepire, sgorga dal mio intelletto, perché non so se ce la farò, non so se ti incontrerò...e non so se percepirò la tua comunicazione...ma se così fosse

danzerai come un ravenant, dolce reverie
al risonante mare del cervello di Dio
guardando il nostro eterno futuro
mi ricorderò di te...


 
postato da: Magister_Ludi alle ore 11:20 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 23 ottobre 2006
In chiave antifreudiana, Jung, come sappiamo, elabora la contrapposizione tra inconscio personale e collettivo; quest'ultimo è la sfera di quei miti e archetipi che si sottraggono alla nostra unicità e fanno parte della storia millenaria dell'umanità. Se si vanno a vedere certe figure (es:Grande Madre) si scopre che esse si ripetono e , a volte, si equivalgono nelle varie civiltà. La cosa che trovo geniale è il fatto che, al contrario dell'inconscio personale, secondo Jung "l'inconscio collettivo, in condizioni NORMALI, non può divenire assolutamente cosciente e non v'è modo di farlo rinascere in quanto non è ne represso nè dimenticato". La forza trascendetale di queste figure fa si che noi non possiamo possederle, in quanto noi siamo possedute da esse.
La grandezza dell'arte può essere lo strumento per far riaffiorare dal nulla cosmico queste fugure...
Se l'arte esprime solo le proprie frustazioni o nevrosi, sarà comunque limitata al cospetto di quell'arte che riesce, in un bagliore, a restituirci un frammento di destino umano.
"In tal momento non siamo più esseri particolari, ma siamo la specie, ed è la voce dell'umanità che risuona in noi!Colui che parla per immagini primordiali è come se parlasse con mille voci."

De kooning, W. - Donna I (1945)
postato da: Magister_Ludi alle ore 00:42 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 14 ottobre 2006
La notte vaga con me, silente...
La musica scorre come le ruote consumate sull'asfalto, un rumore che chiude tutte le ossessioni.
Il silenzio è più rumoroso di mille rumori...
Continuiamo, "sarà per la prossima volta"...
Così in "Crash" di David Cronenberg si sublima la morte col sesso e con l'amore...
Eppure anche stasera, come tutti...come anche chi conosco da poco, ho pensato alla morte.
Si stasera potrei essere morto in un incidente stradale, vittima dell'alcool e della velocità...
Scrivo ergo sum, ancora...Sei un'oppressione assurda e non esisti se non per liberarci dalle sofferenze.
Ma quel buio cos'é?
Oltrepassare questa esistenza è troppo nero, è troppo---Io voglio affrontarti in coscenza, O Morte!
Stavolta non c'ero,  non eri lì per me, ma ho fatto l'amore..."Sarà per la prossima volta..."
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mercoledì, 04 ottobre 2006

Un giorno scrissi una lunga teoria riguardo l'essenza di Dio(chissà se mai la maetterò online, non vorrei annoiarvi ), un Dio linguaggio che si propaga all'infinito. Un linguaggio che crea un programma-matrice da cui poi derivano i risultati, i sottoprogrammi creativi della sua attività linguistica. La cibernetica di Foster in effetti, è l'unica teoria plausibile sull'esistenza del divino, o comunque del suo linguaggio creativo-comunicante. Ogni altro "Verbo" non è altro che oscurantismo culturale. Sta dunque a noi, riuscire a contattare e a legarsi alle onde della lingua del divino.
Se gli atomi sono le lettere, il DNA può essere un libro del linguaggio che dice "pianta", "giraffa", "uomo", ect.
Non vi sto a condensare tutte le mie riflessioni su teorie cibernetiche e nemmeno la geniale teleologia di Foster, inventore della cibernetica, ma vi invito ad ascoltare la ricostruzione di quello che, indubbiamente è un suono creativo, un'emissione-comunicativa del momento della nascita. Da qui si parte... Tutto il resto è solo costruzione culturale del divino...
postato da: Magister_Ludi alle ore 11:21 | Permalink | commenti (8)
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