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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. racconti | Marco Bellentani
giovedì, 14 settembre 2006

L'invisibile, vincitore di un premio letterario, è stato pubblicato nel 2001 da Montedit.

L'Invisibile

L’INVISIBILE

 

Penso, con tutta la forza del mio spirito, di essere realmente un drogato.

Voi non capite...e come altrimenti.

Uno stato di polizia, io sono la follia. Non sono solo...sono la solitudine.

Un folle...e che altro.

Ora vi spiego.

“Io sarò per te” - le dissi - “l’acqua che accarezza il tuo petto e scende, come la corrente, lungo la purezza del tuo corpo. La sete fine e bollente che sfiora la tua anima; il miele, il vino e l’aspro sapore di limone che inonda le tue ferite. Il sale nella bocca, lo zucchero sulle cosce, velate dal bianco del mio essere calza. L’amante, il padre e la madre, l’istruttore; il perverso manipolatore, ipnotico e psichedelico, della tua mente raminga e stanca di tutto.

Tu sei il mio piedistallo, io sono il tuo fiero trono. Ora e mai più, nel nulla!”

La uccisi.

Sì, perché, ragionando sull’essenza del mio essere illimitato che trova spazio, tempo e dimensioni nel suo corpo; capii d’essere la sua linfa, il suo sangue alato, bollente e nero, la sua estrema e infinitesima cellula.

Quindi, nella vita, potevo...anzi, avevo il diritto, in quanto tutore dei suoi incerti passi, delle sue lacrime, dei suoi disperati sentimenti, di essere la sua Morte, nel completamento di quel ciclo per cui se io sono tutto in lei e per lei, dispongo anche della sua vita...ora assente per mia estrema e legittima volontà!

Direte: costui ostacola e scavalca il limite del buon senso!

Eccome! IO rispondo! Sono il culo del mondo, il reietto...Io lo ammetto, non voi...ma, ricordate...non ho mai condotto in tentazione! Tuttavia, sopravvivo nei bassifondi di una moralità, da lei rappresentata, totalmente distrutta; falsa e ipocrita! E del resto, come potrebbe essere? La gente pecca, si pente e pecca di nuovo... uccide, si costituisce...e ruba.

La società perde se stessa e impone catene, affinché la reale libertà delle aquile estinte resti sconosciuta e sepolta sotto le rovine delle ideologie costituenti, ma non vigenti. E poi, vivendo tra le fredde stazioni e il fetido odore delle metropoli, sono scusato dalla mia Musa, dalla fonte ispiratrice del mio Estremo: la droga!

La polizia mi cerca, ma, per il momento, brancola nel buio (un classico).

Non mi conosce...

Io ero il suo segreto, la sua famiglia non mi conosce.

Sì...ero il suo peccato!

Il suo ragazzo, quell’ipocrita schiavo della sua stessa frustrante normalità, la piange. Ma come? Perché non l’hai sconvolta prima che morisse? Perché non hai fatto sognare il suo cervello? Non hai suonato dolci sinfonie d’amore e di follia in quell’anima desiderosa di vita, di essenza...quella più sfrenata...veloce e consapevole della sua brevità?

Se è venuta da me ci sarà un motivo, idiota!

Che vittoria la mia! L’ho posseduta nella tua e nella Loro inconsapevolezza. L’ho amata e da lei ero amato in modo viscerale! Voi mi punite, ma è lei che l’ha voluto. Odiava questo mondo conformista, spietato e commerciale, cinico e uccisore dei suoi segreti. Cercava l’evasione da una vita insignificante e piatta, l’estrema fuga di chi VIVE: la morte!

Voi siete colpevoli, io no! Io sono il boia drogato ed incapace di intendere e di volere manipolato dal Re, dallo Stato cui voi stessi concedete il sangue che non gli appartiene.

Vorrei avvelenarvi tutti: io con la mia droga! Ma non posso e non voglio; dovrei accettare, in uno scambio civile; la quotidianità, o meglio, la sottomissione a stupide regole che allontanano l’uomo dai suoi reali doveri, dai suoi bisogni materiali.

No! Non accetto lo scambio. La mia eroina è un cane schifoso e deprecabile, ma concede favori, valli, sogni e angeli...al contrario, il vostro Stato è capace unicamente di affibbiare, come macigni su formiche, tasse, sentenze ingiuste e irrisorie promesse!

Or sono qui, in una birreria tumultuosa, affetto da una sensazione di dominio su questi fantasmi sfortunati e soli. Bevo, squadro con lo sguardo la povertà decadente dell’apparire...vengo buttato fuori, in strada.

“Il suo abbigliamento non è consono al nome e al prestigio del locale!”

Ipocrita! Entra una ragazza stupenda, calzoni rossi, maglietta... capelli blu... dodici orecchini...Bacia il buttafuori...Ipocrita!

Io risplendo d’oro all’interno del mondo rovesciato. Qui sono uno straniero, ma risplendo della mia luce. Pecco, non v’è dubbio, ma non escludo come fate voi! Stronzi!

Faccio due passi... penso, penso...ho trovato la maniera.

Sono passati due giorni da quell’offesa. Il locale è bruciato!

La polizia mi cerca ma non sa chi sono.

Ho cinquemila lire...trovate per terra...le do ad un barbone che mi ringrazia e mi offre un goccio della sua vodka.

Solidarietà. Nel mondo sotterraneo arresosi oramai allo Spettacolo del Nulla, ci si aiuta. A volte qualcuno si scanna per due lire. Qualche errore, qualche influenza della società sovrastante...la subiamo...sì...bisogna ammetterlo! In ogni caso, la solidarietà può dormire sogni tranquilli.

A volte, qualche fantasma mi sfiora. Lo sento vicino, rabbrividisco...balzo in piedi e digerisco il suo sguardo indignato e offensivo.

Oggi, alle diciassette, ho subito quest’angheria per l’ennesima volta. Non ci ho più visto: chiedi mille lire, qualche spicciolo... che sarà mai...lui mi guarda, anzi, mi uccide con il suo desiderio. La sua ragazza è bellissima (conseguente erezione): tacchi a spillo, calze bianche...mio Dio...su quelle gambe interminabili e quel prorompente petto che sbuca dalla camicia bianca, dal completo giallo...occhi verdi, bruna come il mio sangue. Bella e, soprattutto, profumata!

Li seguo...due chilometri...la saluta, la bacia con la lingua...lei lo tocca e se ne va. Gira l’angolo, entra in macchina:

“Ciao.”

Lui sorride beffardamente come a lodarsi di essere il re del mondo e s'infila in un vicolo cieco, verso la macchina. E’ fatta! Bingo! Lo aggredisco con furore facendolo rotolare sotto i miei calci impietosi. Chiede clemenza. Ah! Sol ora, maledetto! La mia rabbia si alimenta proprio in virtù di questa richiesta. Piango e gli spezzo l’osso del collo.

Mi sento uno straccio, vomito. Gli prendo (e non rubo...cosa poteva farci da morto) l’orologio, il telefonino e 450.000 lire da portafogli. Poi, scambio la mia biancheria intima con la sua: da grigio lurido a bianco candido!

Indosso la sua camicia e sparisco.

La polizia mi cerca, ma non sa chi sono.


Impegno l’orologio e “faccio su” 300.000, telefono ai vecchi parenti e getto l’inutile aggeggio, creato per la solitudine del viso, nel fiume. Sì, oggi giorno, poche persone si accarezzano dolcemente e ripetutamente il viso, così, quel trabiccolo, con la sua fredda inutilità, stimola la pelle, oramai insensibile, dall’orecchio alla bocca. Infatti, funge, a sua volta, da doppia bocca: baci la bocca del partner e contemporaneamente sei baciato sull’orecchio! Inoltre, la voce dall’altro capo ti eccita nella sua estraneità all’amplesso.

Ho 750.000, sono ricchissimo! Voi non potete immaginare cosa significhi avere tutti quei soldi per la Strada! No!, non potete!

Mangio di tutto, mi levo parecchi sfizi: vino rosso, pane, penne ai funghi, arrosto misto, salsicce e gelato di fragola con frutti di bosco. Poi, la cosa più inutile e superflua: il caffè.

Tutto per 39.000 lire!

Poi, 10.000 le do ad una zingara: anche l’elemosina!

Compro tre libri per sviluppare il mio cervello: Filebo di Platone, Delitto e castigo del grande Fedor e Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Pirandello l’immenso.

Un altro vantaggio del vivere nel sottoterra, loculo fetido, odioso e indesiderato di questo mondo. Ma se siete voi i creatori di questa fogna del consumismo adibita a decrepito sepolcro per ricordare a voi stessi, di tanto in tanto, la sua carità o la sua ingiustizia (vostra negligenza, vostra distrazione).

In ogni modo, in meno di un mese, questa fogna mi ha consentito di leggere tre volte il Filebo (assimilato a memoria)!

Allora sì che la mente viaggia, esplora e si libera in un oblio non rispettato da chi, sin da bambino, è abituato a sparare ai marziani, a litigare per il nuovo giocattolo, a mangiare bene, caldo e...ad esaltare il demone televisivo!

Credo che l’uomo se la prenda con chi non gli ha mai fatto niente e veneri chi lo rende schiavo e povero!

Dicevo: come può costui percepire la purezza del piacere astratto e ineffabile; assaporare la sua dolce realtà mista a quella naturale e schietta crudeltà del Sentire; idealizzata e casta, tramutata in Visione solo dal cuore puro e appassionato del voyeur solitario e stanco che desidera riscoprire l’ombra dell’amore (la luce non la merita nessuno).

 

E’ duro non aver mai una risposta, una possibilità di comunicare con la gente. E’ duro non essere presi in considerazione...non essere liberi di parlare al tavolino, allo stesso stramaledetto tavolino, delle persone inglobate nel mondo sociale (decadente, a mio avviso). Loro ammirano la nostra emarginazione, apprezzano la sua esistenza...la nutrono e, schernendola, trovano una via per sentirsi meno soli, più ricchi e belli...ne fanno un tragicomico spauracchio su cui sputare sentenze amare al fine di scaricare la paura scaturita dal senso di vuoto, il loro vuoto. 

Vago nella notte buia, silenziosa ed immensa, dove tutto prende una sua forma distorta e nuova; dove le bruttezze si nascondono creando tensione e le bellezze, al contrario, fuggono quell'estenuante contemplazione che le ferisce.

Mi nutro delle opinioni perse nell’aria, nei pensieri della gente incatenati, silenti e vibranti; tra le umide mura della città.

Aspetto che passi qualcuno...rinuncio e dormo.


E’ ancora notte; passa uno strano ometto vestito di cenci, gli chiedo l’ora:

“Non hai i soldi per comprarti l’orologio, scassapalle?”

Gli rispondo:

“Sì!” - e gli allungo cinquantamila lire.

Le pupille di quello scricchiolo vagante acquistano calore, bramando la temporanea salvezza o, se preferite, l’illusorio prolungamento dell’Agonia.

“Prima mi offendi e ora ti servi di me?” 

Lo uccido, sono di nuovo solo. Piango e rido...vomito e dormo.

La polizia mi cerca, ma non sa chi sono.

 

Arrancare, stordito, lungo il fiume luccicante del nuovo giorno. Ho bisogno d'eroina...ho i soldi...la compro. Ne ho molta...posso stare tranquillo. Beh, non troppo, ho fatto l’elemosina ad una vecchietta raggomitolata sui gradini di una chiesa: 10.000 lire, le ultime. Che fare? Mi buco... e inizio un bel viaggio regressivo e indefinito.

Sono in un vigneto. La notte, fresca e magica, accompagna i miei passi frettolosi. Un lupo ulula tra le viti: sono io! L’uva è di carne, le foglie non esistono. Sono a letto...un paguro mi accarezza dolcemente la schiena; i pipistrelli non possono entrare, la finestra è chiusa...la porta è sbarrata! Sono solo nel buio. I compagni mi offrono perle, anelli e sabbia colorata. Voglio una pecora, sento freddo. Passo la pecora. Muore un rubinetto, un telefono, una bara che si schianta nel vortice contro il vecchio dai tremila denti! Sono a letto e percepisco un bisbiglio dietro l’orecchio.

Ma...sarà uno scricchiolio di un mobile...

Un altro, le orecchie si tendono, un altro; davanti ai miei occhi chiusi una pornostar si masturba...un altro.

Non è niente, è solo la mia immaginazione!

Un fruscio tra le coperte...sudo...ho paura, ma non muovo un dito, non respiro. Ancora! Velocemente accendo la luce e mi volto di scatto, sicuro di non vedere niente (eccetto i soliti innumerevoli bruchi)...ma...un uomo con la faccia da pagliaccio e gli occhi di un angelo innocente mi smembra ferocemente con un’enorme accetta!”

Non è bello, ora, sognare nella droga.

Una volta, dolci fate danzavano solo per me...ora, il terrore mi assale con tutta la sua fetida oppressione!

“Scappa, scappa da colei che abbatte i mortali gettandoli in una miriade di sciagure! Scappa!”

Lentamente, riprendo i sensi.

La città è in subbuglio. I giornali sbattono il mostro in prima pagina.

Effettivamente ho sempre ucciso spezzando il collo alle vittime. Devo sviare le indagini:

Seguo un noto delinquente della zona. Mi dico: “Svio le indagini e faccio un gran favore alla società tanto disprezzata. Così, in caso di vittoria, avranno di che pentirsi!”                                                                                                     

Lo uccido, lo massacro. Tuttavia, un’ansia diabolica pervade la mia mente sconvolta nell’abisso del non pensare (dal verbo greco Pesare).

Sfida!

Gli spezzo l’osso del collo e, col sangue di quelle aspre ferite, scrivo una frase ad effetto sul petto del morto:

 

“Erro con voi, fratelli del mondo. Insieme bruceremo nel nostro pozzo privato.”

La polizia mi cerca. Non sa chi sono, ma le ricerche si concentrano sul mondo degli invisibili, in altre parole, quei barboni che per scelta o no, cessano di esistere, non hanno identità per la società!

Eccitante, mi sparo una spada!

Il mio cervello pensa questo:

“Asfffffffdtghfhkfngrjgeirgkophkiop)(, jcmfje(jcvjgkjlrgjkljbgljbljvittoriejndfsbfhkjhfalsifjfhejkfhbh!jfwejfj!”

Risveglio atroce...

Temo sia finita. Mi reco in chiesa, ma non riesco a pregare: sarei un ipocrita.

Mi aggiro per le strade, qualche finto amico mi offre dell’hashish.

Lo uccido. Simulando un favore voleva solo il mio male: anche io mi sono comportato in tal modo (gli ho fatto un favore, volendo il suo male).

Ho paura, le indagini...m'interrogano informalmente...sono fuori.

Quanto ci metteranno a capire, a sapere?


Scappa via, leone dell’inferno. Raggiungi colei che hai dominato, colei che ti appartiene per sua volontà. Sarà lei la tua droga! Eterna!”

Dopo queste voci, visito i luoghi dei miei delitti piangendo le vittime, inconsapevole di piangere me stesso. Barcollo: devo bucarmi! Uccido uno spacciatore e trovo rifugio nella sua casa. Mio Dio, quanta “ero”! Ne ho per tutta la vita! E oltre?

Ripenso ai suoi capelli, al suo sesso, alla sua richiesta, disperata e muta, di eterna ed estrema libertà e maledico il mondo in quanto a Noi, buoni o cattivi, non lascia alcuna scelta.



Scappo in un casolare di campagna.

I fucili spianati ed irrequieti della polizia mi braccano. Voci e imprecazioni sconquassano le mie orecchie come un violento temporale.

Ora, anche io sono come loro. Non ho più via d’uscita, via di scelta. Addio libertà, addio verità!

Chiuso, solo e disperato, non posso fuggire.

E’ tardi. Rimpiango lei, quei giorni dove l’illusione di una nuova dimensione era tale da inebriare il cuore di speranze. No, non c’è felicità!

Rimpiango le vittime che sono già libere e, forse, non se lo meritano.

Preparo un’overdose micidiale. Mi nascondo nell’ampia cantina del casolare abbandonato e...prima che vengano a prendere il mio cadavere, fuggo consapevole di non avercela fatta, di essermi illuso...di aver perso...di essere diventato come loro volevano che diventassi:

un invisibile.


 

Note: Chi volesse la versione cartacea mi contatti tramite i commenti di questo racconto. Il prezzo è 6euro+spese postali. Copie in esaurimento. Tutti i diritti sono riservati.

postato da: Magister_Ludi alle ore 16:59 | Permalink | commenti (5)
categoria:racconti
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