Il packaging offerto da Tarantino, ancora una volta ci confeziona, in maniera perfetta, cinefila e ridondante, la summa del suo cinema anni 2000: la polvere!

Un altro must non pervenuto in questo film forse anche troppo lungo è l'ipercreatività di Tarantino. Beh, questa si è spenta veramente da decenni. Dopo il collage di Kill Bill, il futile Grindhouse eccoci a Inglorious..., un film molto povero di idee originali. Prendendo da vari soggetti, Tarantino arma il suo biscotto sempre ben confezionato. Nessuna idea nuova, bensì la ripetizione di un cliche che Quentin sta proponendo al pubblico da troppo tempo: il famigerato Rape & Revenge all'italiana o alla statunitense degli anni '80. Angheria E Vendetta finale. Nulla più. Lo è stato nei film citati, lo è ora. Insomma, Quentin cerca di far cassa giocando sui sentimenti della gente, il rape stavolta è addirittura l'olocausto, stuzzicando giustamente l'animo voyeristico dello spettatore e ripagandolo con una liberatoria strage che però non funziona come la fantastica vendetta di Carrie. Insomma, un regista simpatico ma secondario, quasi banale nell'infantile divisione tra l'ovvio bene e l'ovvio male rappresentato...Tuttavia, si chiama Tarantino: dunque cinema pieni! Ma stavolta la gente si alza dalla sedia delusa. Il ciclo è terminato! Vediamo se si renderà conto di questo e sfornerà veramente qualcosa di innovativo come fece con Pulp Fiction (Le Iene paga tributo ecessivo a Cani Arrabbiati di Bava, ma si erge a capolavoro per i dialoghi e i ritmi assoultamente da leggenda).

Da questa parentesi annoto, poi, l'ennesimo punto di debolezza del cinema dello statunitense negli anni duemila: l'ironia linguistica, quei dialoghi favolosi e serrati che, eccezzion fatta per Waltz, latitano ancora in questo film. Quindi, una delle caratteristiche principe del genio di Quentin, in Bastardi Senza Gloria, perviene solo a sprazzi (consoliamoci: era sparita in Kill Bill!), rendendo il seguito del film poco interessante e sconquassato solo dallo spirito sadico e dall'incombenza storica chiamata di mezzo. Senza Waltz il voto si sarebbe abbassato si qualche punto! il grosso problema di Quentin anni 2000 è proprio questo.
Parto dalla base critica che, abbastanza evidentemente, il cinema di Tarantino aveva trasformato in immagini fauves le pagine della sceneggiatura. Con una forza, ironica - violenta - comica - drammatica, il cinema di Quentin ci forniva di un protagonista assoluto, il dialogo e la sceneggiatura, fusi in un crogiolo dove anche la situazione non-sense diveniva estremamente espressiva. Ecco, Tarantino ha perso questo: già evidentemente in Kill Bill, dove il citazioniscmo didascalico è soffocante e i dialoghi quantomeno ridicoli e privi di verve, ma, purtroppo, anche in grande parte di questo Inglorious, salvato solo dall'estro di Waltz. Smarrendo questa forza propulsiva, il cinema di Quentin non è più quello del genio ma retrocede ai film di serie B, con un packaging nettamente migliore da un punto di vista tecnico, ma di Serie B. Al contrario, gli esordi avevano portato la B in massima serie, ed a pieno diritto!
Personaggi come Von Trier, Tsukamoto o Takashi Miike se la ridono dall'alto, sbattendo la vera ipercreatività in faccia a un bravo alunno ormai perdutosi.
Parto dalla base critica che, abbastanza evidentemente, il cinema di Tarantino aveva trasformato in immagini fauves le pagine della sceneggiatura. Con una forza, ironica - violenta - comica - drammatica, il cinema di Quentin ci forniva di un protagonista assoluto, il dialogo e la sceneggiatura, fusi in un crogiolo dove anche la situazione non-sense diveniva estremamente espressiva. Ecco, Tarantino ha perso questo: già evidentemente in Kill Bill, dove il citazioniscmo didascalico è soffocante e i dialoghi quantomeno ridicoli e privi di verve, ma, purtroppo, anche in grande parte di questo Inglorious, salvato solo dall'estro di Waltz. Smarrendo questa forza propulsiva, il cinema di Quentin non è più quello del genio ma retrocede ai film di serie B, con un packaging nettamente migliore da un punto di vista tecnico, ma di Serie B. Al contrario, gli esordi avevano portato la B in massima serie, ed a pieno diritto!
Personaggi come Von Trier, Tsukamoto o Takashi Miike se la ridono dall'alto, sbattendo la vera ipercreatività in faccia a un bravo alunno ormai perdutosi.
Voto 55/100
postato da: Magister_Ludi alle ore 13:39 | Permalink | commenti
categoria:recensioni cinematografiche
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Il buio nell'Anima 












